chiudi
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
by
Giovanni Bozzolo
e-mail
2008: Auguri e pensieri
di andrea zanello
chiudi


Ormai nel pieno della stagione invernale, qualche spicciolo di com­menti.

1) Sempre gli stessi, sempre diversi.

Un aspetto che trovo molto bello del nuoto master sta nel fatto che le mille manifestazioni organizzate un po' do­vunque consentono di conoscere ogni anno persone e luoghi diversi.
In questo scorcio di annata ho colmato un paio di lacune, gareggiando in luoghi mitici (la Sciorba di Genova su tutti) dove non ero mai stato.
Proporrei una speciale clas­sifica che premi chi ha fatto più trasferte, per­ché - come la storia di 3000 anni di olimpiadi insegna - tra i valori dello sport c'è anche quello di consentire agli sportivi, con il “pretesto” della gara, di in­contrarsi e mescolarsi in ogni dove.

2) Quanto è lunga la gara più breve.

Tanto per fare qualcosa di un po' diverso, quest'anno ho deciso di dedicare più di attenzione alle gare brevi.
Ebbene ho scoperto che la gara più breve (e cioè i 50 SL) finisce per essere una gara lunghissima.

Si comincia mesi prima con la preparazione, la cura del peso (che qui conta moltissimo), la programmazione della gara (dove, come, quando; vasca lunga, vasca corta etc.). Poi i mille problemi tecnici da sistemare, con i quali si deve combattere ad ogni allenamento ed il tempo sembra inevitabilmente non bastare mai: la partenza, la posizione sul blocco, la reazione, la spinta, il tuffo, l'entrata in acqua, la subacquea, la gambata, l'uscita, lo scatto, la respirazione, la bracciata, le gambe, la distribuzione delle forze, la progressione, la virata (se hai scelto la vasca corta), la resistenza, lo sprint, l'arrivo.

Siccome anche la più piccola cosa può costare un centesimo, che, pur così piccolo, è una enormità, tutto diventa importante e decisivo. La concentrazione aumenta al massimo perché tutto deve essere pronto per il grande momento: non c'è spazio per aggiustamenti in caso di errore.

Il mister è eccitato a mille, si agita con ogni genere di consiglio, con le sue mille strategie da seguire, le raccomandazioni, i suggerimenti, un unico grande polpettone di mille sapori, che svaporano nel nulla. I soliti riti assumono una esagerata importanza: la tuta, i pantaloncini, la maglietta, le ciabatte, la cuffia, gli occhiali, il costume, tutto deve essere quello “giusto”, nel modo “giusto”, nel tempo “giusto”, secondo tecnica, logica, abitudini e (diciamocelo) scaramanzia!

Ai posti! .... Beep! E crolla il mondo.

Un uragano di sensazioni si sprigiona dal blocco, reazioni inconsulte e gesti meditati, il consapevole e l'inconsapevole frullati insieme nella tensione dello scatto. Un istante e cominci a cedere perché mezza gara se ne è andata e forse hai speso già troppo. La piscina si allunga. La piastra anziché avvicinarsi, si allontana. Quello accanto inesorabilmente ti sta passando avanti o forse no, riesci a resistere o magari stai recuperando su quell'altro dall'altra parte.

Trovi il tempo di chiederti “ma quando finisce la striscia?”.

Le ultime cinque, sei bracciate durano una eternità, sembra di stare in un iperspazio intergalattico e c'è ancora il tempo di darsi la scossa finale, perché non bisogna cedere, piuttosto scoppiare! Il tocco è una liberazione. Il cuore in gola, il fiatone, tutte le parti del corpo in debito. Con l'ultima goccia di energia, alzi lo sguardo al cronometro: la sentenza inappellabile, l'epifania e la rivelazione, il centesimo che decide tra il gioire e il “rosicare”.

Comunque sia andata, da quel momento inizia il “dopo”: il tempo di rifiatare e cominciano altre interminabili, irrefrenabili, alluvionali discussioni sui tremila dettagli della gara, dell'allenamento, della preparazione; i ricordi, le esperienze, i trucchi, le scoperte, le rivelazioni. Insomma passano i giorni, le settimane, i mesi e sei ancora lì a pensarci, soprattutto se ha deciso di ripeterli, quei benedetti 50 metri, o perché sei andato bene ed hai capito che puoi ancora migliorare ovvero perché è andata così e così e sai che la prossima volta non potrai sbagliare.

Insomma un mezzo minuto o poco più destinato a durare in eterno. Quanto è lunga la gara più corta!


3) Gli Auguri di Buon Anno.

A tutti gli atleti, ma soprattutto a quelli (e non sono pochi) che, anche nella mia squadra, si sono iscritti per la prima volta alle gare master. E' bello che ci sia chi (anche se non più giovanissimo) solo qualche anno fa era venuto in piscina per imparare a nuotare.

Ai nostri “mister” che ci assistono, ci coccolano, ci sgridano, ci consigliano, ci consolano, ci stimolano, ci sostengono, ci preparano, ci iscrivono, ci danno i cartellini di riserva quando ci dimentichiamo i nostri, ci risolvono tutti i piccoli e grandi problemi delle gare, degli allenamenti, del materiale, delle trasferte, della scadenze, anche e soprattutto se non ci chiamiamo Magnini, Rosolino, Pellegrini o Manadou.

Ai giudici, ai cronometristi, agli addetti alle iscrizioni, agli elenchi ed alle classifiche, che con sapienza tecnica e infinita pazienza guidano le nostre gare, nel mio caso aspettano che finisca la prova (magari i 1500, che ci impiego un paio di settimane e c'è anche il tempo per una partita a carte), stilano gli arrivi, preparano i gadget, consegnano le medaglie, curano il ristoro e così via.

A tutti quanti gli altri (e sono tanti) che, in un modo o nell'altro e spesso dietro le quinte, ci consentono questo bel divertimento.


4) Il rovescio della medaglia.

Nelle ultime settimane si sono svolti a Roma due convegni di avvocati, giudici, operatori del diritto ed autorità della giustizia sportiva sul tema del doping. Ho partecipato nella doppia veste di avvocato e di atleta in servizio permanente effettivo. E' emersa, ancora una volta, una realtà che fa riflettere.

Si ritiene che in Italia vi siano grosso modo 400.000 praticanti di tutte le età che fanno uso di doping.

I controlli degli organi sportivi sono circa 12.000 l'anno (tanti, se si pensa che in Inghilterra pare siano 4/500) ed arrivano a scoprire qualche decina o al massimo un centinaio o poco più di casi di positività (Marion Jones, rea confessa, non è mai stata “beccata”!).

Un concreto aiuto pare venga dal fatto che in Italia (al contrario di quanto avviene in molti paesi d'Europa e nella quasi totalità dei paesi del mondo) il doping è reato penale e questo consente operazioni (perquisizioni, sequestri, indagini più ampie ed approfondite non solo sull'atleta, ma sul suo ambiente) più efficaci e di ampio raggio rispetto ai controlli “sul campo” in occasione delle gare.

Ma questo (come è accaduto, ad esempio, durante le Olimpiadi di Torino) crea problemi di non poco rilievo per lo sport, che difende la sua autonomia. Il doping è un problema grosso e grave, che riguarda la salute prima ancora che le classifiche. Ed è difficile parlarne con saggezza ed equilibrio. Rifletterci sopra un attimo non è certo tempo perso.

Andrea ZANELLO

 
chiudi